Un paese ancora aspro, indurito da una guerra che lo ha duramente segnato, nel corpo e nell'anima; un popolo con lo sguardo ancora diffidente verso lo straniero, ma anche molto rispettoso di esso, ma solo se egli si rivela un autentico “viaggiatore”.

Una natura rigogliosa che impervia in ogni dove, nonostante il crescente sviluppo economico delle grandi città, un “verde” appunto, che non può altro che stupire il visitatore che si addentra in questo stupefacente paese: partiamo dalla trafficatissima Ho Chi Minh (altrimenti detta Saigon), in cui circolano quattro milioni e mezzo di motorini su 8 milioni di abitanti e in cui si mischiano i fumi di smog con quelli di Poh Bo, la tipica zuppa vegetale con spaghetti di riso mangiata ad ogni ora e cucinata per strada su decadenti carrettini ambulanti, creando un odore acre e inconfondibile, che ritroveremo in tutto il nostro viaggio.
Con un po’ di coraggio ed un briciolo di incoscienza, durante il nostro primo giorno di permanenza decidiamo di visitare i tunnels di Cuchi che si trovano circa a 60 km da Ho Chi Minh, un i
mpervio sistema di canali sotterranei lungo 220 km; luogo di insediamento dei vietcong, essi fungevano da vere e proprie abitazioni, all’interno di essi si trovano tutt’ora cucine, armerie, infermerie e dormitori, dai quali i vietcong sferravano attacchi fulminei a sorpresa durante la notte verso gli accampamenti dei soldati americani.
Allibite dall’ingegno e dalla astuzia della strategia anti-americana adottata dal popolo vietnamita, decidiamo di visitare anche il museo della guerra, che si trova invece all’interno della citta’ di Saigon, un luogo in cui tutto ciò che viene esposto sembra così lontano nel tempo, dalle munizioni alle immagini dei militari in momenti di sconforto, ai feti dei bambini malformati dal contagio del napalm, ma che sembra attestare un monito eterno all’orrore di una guerra così drammatica, dalla quale sono passati solamente 30 anni.

Attraversiamo il delta del Mekong, luogo reso famoso da Condrad prima e da Francis Ford Coppola poi con il film “Apocalypse Now”, dove la giungla si tuffa nelle acque rossastre e melmose del fiume, in cui le donne vietnamite remano instancabilmente sulle tipiche imbarcazioni vietnamite fino ad arrivare al “flowing market”, il mercato galleggiante dove ogni tipo di merce, alimentare e non, viene commerciata tra una barchetta e l'altra, le quali spesso fungono anche da abitazioni per l’intera famiglia; un luogo in cui le donne sono totalmente ricoperte di abiti in cotone per evitare l’abbronzatura, segno di bassa casta sociale, un luogo in cui il tempo sembra essersi fermato da un bel po’, dove la foce del fiume si snoda in una miriade di strettissimi canali che costeggiano piccolissimi isolotti abitati.

Passando poi da Mui Ne, sulla costa del Mar Cinese, dove il mare, alle cui spalle sorgono imponenti e spettacolari dune di sabbia è disseminato di piccole e decoratissime barchette di pescatori che annodano reti e commerciano pesce sulle spiagge orlate di palmeti che si stendono a perdita d’occhio, ci addentriamo fino a Dalat, nell'interno, dove i famosi “Easy Riders”, gentilissimi signori vietnamiti (che tra l’altro parlano anche un buon inglese, caratteristica più unica che rara in Vietnam!) presi “in affitto” assieme alle loro due ruote, ci faranno girovagare sui loro motocicli nella campagna che la circonda, attraverso le coltivazioni di caffè, fiori, fragole (anche io non l'avrei mai detto, ma la marmellata di fragole vietnamita è veramente una leccornia!) e fabbriche di seta, dove le mani delicate delle donne lavorano incessantemente i bozzoli sul telaio al fine di ottenere una seta quasi impalpabile per la sua morbidezza.
Risaliamo fino ad Hoi An, incantevole cittadina lungofiume famosa per le sue botteghe di efficientissimi sarti e scarpini, i quali lavorano instancabilmente cucendo ogni genere di vestiti su misura con ogni genere di stoffa, usando cotone e seta di ogni fattura e pregio; lungo i tortuosi viottoli della città troviamo tantissime piccole sartorie che espongono modelli più o meno all'avanguardia (del luogo, ovviamente....) e fedelissime riproduzioni di capi firmati dai più grandi stilisti, rigorosamente cucite a mano e fatte su misura.....insomma, praticamente il paradiso di ogni donna! Da lì, ci spingiamo fino a Tam Coc, dove sterminati campi di risaie di color verde smeraldo, tagliati dolcemente da un fiume che si snoda all'interno dei faraglioni di roccia che si ergono verso il cielo, compongono il panorama che ci accompagna, attraverso un lungo e tutt'altro che comodo viaggio in pullman, verso uno dei luoghi più spettacolari dell’estremo oriente, ovvero la Baia di Halong, una porzione di Golfo del Tonchino frastagliata da più di 3000 faraglioni di roccia. Si narra che questi fossero delle gemme preziose sputate dai draghi accorsi per aiutare i vietnamiti nel combattimento con il popolo cinese, i quali si trasformarono in isolotti per creare una barriera naturale all’esercito nemico. Ricoperti di fitta vegetazione che riflette sul mare un verde smeraldo mai visto, ed abitati soltanto da poche specie di animali, gli isolotti conferiscono al luogo una atmosfera ai limiti del magico che circonda il visitatore rispettoso di un mistico silenzio, che viene rotto soltanto dal rumore dell’affondo dei remi nel mare.

Dato che questa avventura continua ci piace e non poco, decidiamo di sperimentare anche il viaggio in treno (notturno), assolutamente confortevole e decisamente lento, che ci porterà verso il confine con la Cina nelle montagne di Sapa, dove ci attende il verde acceso delle “rice fields”, dove le tribù minoritarie vietnamite si guadagnano da vivere accompagnando i turisti in un faticoso ma spettacolare percorso di trekking, durante il quale visitiamo i villaggi delle piccole tribù, spesso abitati da non più di 40 o 50 famiglie.

In questi villaggi le donne sono vestite di abiti in tessuto di un colore bluastro, portano gioielli argentati tipicamente incisi che cercano di vendere a chiunque ed in ogni modo, enormi e numerosi orecchini adornano i loro lobi, ai piedi indossano semplici ma robusti sandali di pelle e caucciù che le accompagnano nelle lunghe camminate che ogni giorno percorrono per venire verso la “città”; durante il cammino ci infiliamo nella melma rossastra delle risaie e guadiamo fiumi, gustandoci allegramente della canna da zucchero assieme alle nostre guide che ci chiedono gentilmente di insegnar loro un po’ di inglese, fondamentale per loro per poter continuare a lavorare.
La nostra avventura si concluderà a Hanoi, capitale del Vietnam, la quale si articola molto romanticamente intorno ad un piccolo laghetto circondato di salici piangenti, dal quale si snodano decine di piccoli vicoli i cui nomi sono quelli dei bottegai che vi lavorano; decisamente più organizzata e meno caotica di Saigon, Hanoi risente positivamente di una tendenza francese, a partire dalle colazioni deliziose e dalle innumerevoli “patisserie” fino alla struttura dei suoi edifici. Assolutamente degno di nota, lo splendido teatro delle marionette galleggianti, posto in mezzo al lago, dove ogni sera esperi burattinai si esibiscono in spettacolari scenette adornate di mille luci colorate e fuochi d'artificio.
Un popolo, una tradizione, un orgoglio nazionale molto compatto che rendono il Vietnam uno stato all'apparenza ancora inospitale, ma come ogni posto ancora così autentico, offre all'esploratore rispettoso degli scorci e delle emozioni di rara bellezza.

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